06/07/2022
Cosa può fare la stampa 3D per le nostre case?

Cosa può fare la stampa 3D per le nostre case?

Può la stampa 3D rivoluzionare le nostre case e il modo di viverle? Questa tecnologia, che racchiude nella sua definizione diversi processi produttivi, ha già mostrato quali caratteristiche la rendono una soluzione disruptive per alcune parti del settore industriale. Nella prototipazione e produzione di singoli pezzi, magari tutti diversi fra loro, la stampa 3D risulta già una spanna sopra gli altri. Ma tornando al quesito iniziale: cosa può fare per le nostre case?

Di sicuro il destino della produzione additiva non è quello di diventare un elettrodomestico qualsiasi. Questa era un’ipotesi paventata a inizio millennio, quando il livello di avanzamento della tecnologia aveva portato una rapida moltiplicazione e diffusione delle stampanti. Ciò nonostante non si vedeva una definitiva applicazione pratica di questo strumento, almeno dal punto di vista dell’utilizzo quotidiano. Anche il futuro non sembra tendere alla prospettiva di stampanti 3D utilizzate per costruire ciò di cui abbiamo bisogno in casa. Al tempo stesso però è certo, visto che succede già oggi, che la produzione additiva sarà sempre più coinvolta nei processi produttivi che creano gli oggetti che teniamo in casa e, addirittura, nella costruzione stessa della casa.

Le applicazioni della stampa 3D nel campo del design

Tra i diversi campi di applicazione della manifattura additiva il design è uno di quelli in cui le caratteristiche positive dello strumento assumono maggior risalto. Pensiamo nello specifico, visto che parliamo di case, dell’interior design. Considerata la maturità tecnica attuale della tecnologia la stampa 3D è già in grado di riprodurre fedelmente la maggior parte degli oggetti che solitamente troviamo in un ambiente domestico. La customizzazione estrema è infatti una delle caratteristiche di pregio della produzione additiva, la grande varietà di materiali a disposizione mixata con le molteplici rifiniture applicabili all’oggetto stampato abbatte i limiti di riproduzione. Pensiamo ad esempio a un lavello in ceramica: il design dell’oggetto può essere riprodotto in una resina resistente e rifinito con un processo di ceramizzazione e laccatura.

Si va però ben oltre, verso il miglioramento dei design attuali attraverso la sperimentazione di design innovativi sfruttando altre due caratteristiche della stampa 3D: l’utilizzo di uno scanner tridimensionale per aver la riproduzione digitale dell’oggetto; la capacità tecnica di poter spingere le forme oltre i limiti strutturali che finora erano imposti. Considerato che le stampanti tridimensionali sono in grado di produrre un oggetto nella sua interezza e in unica soluzione di stampa, eliminando la difficoltà di assemblaggi a posteriori, si aprono strade inedite verso design innovativi.

Le applicazioni della stampa 3D in architettura ed edilizia

Anche l’architettura giova enormemente dei progressi portati in dote dalla stampa 3D. Se la prototipazione rapida è l’applicazione generica in cui più riesce a eccellere questa tecnologia, per l’architetto il miglior utilizzo di questo strumento diventa la stampa del plastico. Normalmente i modellini dei progetti non solo vanno studiati nel dettaglio ma anche realizzati fisicamente, spesso a mano. La stampa 3D velocizza questo processo con la possibilità di ottenere oggetti ricchi di piccoli dettagli, lasciando a chi se ne occupa tutto il tempo a disposizione per curare soprattutto la parte di creazione del progetto digitale.

È sull’esclusività, sul pezzo unico che il 3D si esalta. A differenza della produzione in serie che abbatte il costo con l’aumento delle unità prodotte, con la stampa 3D abbiamo un costo pro capite uguale per una o mille unità. Quindi è sul singolo oggetto e la relativa produzione che la manifattura additiva non ha rivali.

Per quanto riguarda il campo edile ci troviamo di fronte a un cluster di applicazioni ancora limitate. Per ora il 3D porta soprattutto soluzioni tecniche innovative, pensiamo ad esempio ai telai stampabili che possono andare a sostituire quelli in acciaio. Siamo lontani dal dire che siamo alle porte di un massiccio utilizzo di questi macchinari in campo edile, tuttavia nel mondo già si vedono qua e là ponti costruiti con la produzione additiva. C’è tanto da studiare e sperimentare ancora, ma pare che le premesse per una buona riuscita ci siano tutte.